TIP OF THE DAY - 29 dicembre 2021

Gerry Cranham

Di Federicapaola Capecchi 

L'eredità di questo fotografo rivoluzionario è stata esposta alla

Michael Hoppen Gallery in una grande mostra del 2019.

Il lavoro di Gerry Cranham era su un altro pianeta rispetto a quello di molti.

Era uno specialista in qualsiasi sport abbia coperto, che si trattasse di pattinaggio sul ghiaccio o boxe.

Nato nel 1929, Gerry Cranham è considerato come uno dei massimi professionisti della fotografia sportiva.

Dopo cinque anni nell'esercito e una carriera nell'atletica (corsa di mezzofondo), Cranham diventa allenatore.

Usa la sua passione per la fotografia, nel suo lavoro di allenatore usando le foto degli atleti per correggere una posizione, o analizzare una falcata.

Nel 1957 inizia la sua carriera di fotografo a tempo pieno, pubblicando la sua prima foto all'età di 28 anni.

Gerry Cranham ha lavorato con molti giornali e riviste come The Watch, Sports Illustrated, Time e The Evening Standard e il suo lavoro è nella collezione del Victoria & Albert Museum.

Al prossimo Tip of the Day ;) Federicapaola Capecchi 

TIP OF THE DAY - 22 dicembre 2021

Etienne Jules Marey: uno scienziato tra fotografia e cinema. 

Di Federicapaola Capecchi 

Oggi ci concentriamo sul movimento e sulla scomposizione del movimento.

Credo non vi siano dubbi sul fatto che, a tal proposito, i nomi sono cinque: Jules Janssen, Etienne JulesMarey, Eadweard Muybridge, Marcel Duchamp e Giacomo Balla.

Etienne Jules Marey è scienziato francese, fisiologo, precursore della cinematografia, uno dei principali studiosi del diciannovesimo secolo del fenomeno del movimento, tanto che quando si parla di lui gli si attribuisce una vera e propria fisiologia del movimento anche “fotografico-sportiva”.

Collochiamoci, prima, storicamente. Siamo a fine ottocento, precisamente nel 1882 quando Etienne Jules Marey si aggira per il Golfo di Napoli imbracciando un fucile e inseguendo gli uccelli, facendosi soprannominare “il matto di Posillipo”… perché il fucile non sparava e gli uccelli non cadevano a terra e non si capiva che diamine facesse. Etienne Jules Marey aveva inventato il fucile fotografico: 12 fotografie in un secondo, la possibilità di scattare ad intervalli di tempo ravvicinati da un unico apparecchio; identico al fucile da caccia ma caricato con una pellicola fotografica. Poco prima – nel 1878 – Eadweard Muybridge ideò un marchingegno con il quale riuscì a identificare se esiste un momento preciso in cui le zampe del cavallo al galoppo sono tutte sollevate da terra. I loro studi e le loro rispettive ricerche combaciano a livello temporale. Eadweard Muybridge persegue un’attenta analisi fotografica del movimento e Etienne Jules Marey studia la tecnica della cronofotografia: successione di immagini fotografiche finalizzate allo studio del movimento di un dato oggetto o soggetto, che si susseguono ad intervalli di tempo prestabiliti. Nel 1883, infatti, realizza il primo cronofotografo a disco rotante con lastre fisse; nel 1890 quello a manovella con pellicola mobile.

Più in generale la fotografia stava sempre più abitando e facendo proprio un territorio inarrivabile da parte della pittura: la rappresentazione del movimento. La corsa di un uomo, un salto, l’evoluzione di un gesto atletico (o altro) … di tutto questo potevano essere colti i dettagli del movimento grazie alla riduzione dei tempi di esposizione a minime frazioni di secondo. Una sequenza di scatti a distanza di tempo ravvicinata di un soggetto in azione, riusciva a dare davvero l’impressione del movimento.

Etienne Jules Marey si laurea con una tesi sulla circolazione sanguigna. E questo già la dice lunga. Si specializza nella circolazione del sangue nel corpo. Inventa lo sfigmografo di cui noi oggi usiamo una versione più avanzata chiamata sfigmomanometro, per misurare la pressione sanguigna. Svolge diversi studi anche sulla registrazione del suono. Insomma questa sua passione per ciò che si muove, circola, scorre, corre, va, diventa la sua passione/ossessione.

Modifica gli strumenti grafici utilizzati in fisica per tracciare i movimenti all’interno del corpo come il battito cardiaco, nonché i movimenti esterni del corpo. È una fucina di idee e ricerche.

Lui e Eadweard Muybridge si conoscono e si confrontano; ma Marey è molto critico nei confronti di Muybridge. Entrambi sperimentano, sperimentano: Muybridge su negativi separati e sequenziali, Marey con esposizioni multiple su una singola lastra fotografica, innovazione che gli permette di catturare le tracce visibili di un intero movimento a intervalli regolari e di studiare quell’azione a un livello di dettaglio non raggiungibile dalle precedenti tecnologie fotografiche.

Marey ritiene l’approccio di Muybridge non sufficientemente rigoroso e scientifico, addirittura sostiene crei confusione, perché per Marey è necessario poter mostrare, con la fotografia, il rapporto esistente tra spazio e tempo come tra la distanza percorsa e il tempo trascorso. Cosa che secondo Marey non avviene con il sistema di Muybridge.

Marey decide così di provare ad usare lastre fotografiche a secco, più veloci delle lastre umide usate da Muybridge, e una normale macchina fotografica con l’obiettivo lasciato aperto. Dietro l’obiettivo, mette un disco di metallo rotante che ha da uno a dieci fessure tagliate a intervalli regolari. Quando il soggetto si sposta davanti a uno sfondo nero, l’otturatore rotante espone la lastra di vetro, creando una sequenza di immagini. Nel tempo lo specializza ancora di più: “l’ otturatore dell’apparecchio è dotato di due dischi rotanti: uno, con 12 finestre, ruota con la lastra, portando davanti all’obiettivo in un secondo 12 diverse zone del materiale sensibile; in quello stesso secondo, l’altro disco, su cui è praticata una stretta fenditura, compie dodici rotazioni complete, determinando l’esposizione di ogni singola finestra. Le sequenze di immagini ottenute stampate su strisce di carta sensibile, vengono infine lette con un fenachistoscopio”. [*1]

Le cronofotografie di Marey sono forse le prime immagini che promettevano di spiegare esattamente cosa succede quando il corpo si muove.

Produce così molte migliaia di immagini durante i suoi esperimenti sullo studio del movimento. Ma ancora non è soddisfatto: tempo e spazio, queste due importanti caratteristiche del movimento, non riescono ad essere rese con eguale enfasi. Per rendere le forme muscolari deve registrare le fasi del movimento più lentamente, se vuole dare importanza all’elemento temporale, l’aumento di velocità gli da sovrapposizioni non precise, o per lo meno che a lui non convincono. Dunque decide di provare ad impedire alla macchina fotografica di “replicare” tutti i dettagli visivi. Non gli interessano questi particolari, a lui interessa riuscire a rendere la chiara espressione del movimento. Così copre il corpo dei suoi modelli con del velluto nero e segna le articolazioni in bianco. Tolta l’impronta della pelle ora poteva avvicinarsi al puro movimento. Questo gli risolve anche il problema della chiara delineazione della muscolatura.

Mentre nel 1888 Eastman Kodak presenta la sua pellicola di carta e la fotocamera di lì a poco Marey inizia anche a girare dei film.

Per lui la fotografia non è mai stata il fine, ma solo uno strumento per le ricerche sul movimento e di fisiologia. Credo, però, che ogni fotografo sportivo (e anche non) non possa fare a meno di essergli immensamente grato. Entusiasticamente riconoscente.

Nonostante gli studi di Etienne Jules Marey fossero prettamente scientifici hanno fornito un incredibile contribuito alla fotografia e sono stati fonte di ispirazione – come quelli di Muybridge – per diverse opere delle Avanguardie del ‘900, soprattutto per i Futuristi italiani: penso al “Dinamismo di un cane al guinzaglio” o al “Volo di rondini” di Balla, come a “Nude descending the staircase” di Marcel Duchamp. Ma qui mi addentrerei in un campo che lascio agli esperti d’arte e quindi, con l’entusiasmo delle ricerche di Etienne Jules Marey, vi saluto.

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TIP OF THE DAY - 19 dicembre 2021

Questa risulta essere una delle prime foto di sport, 1843.

Autori: Robert Adamson e David Octavius Hill.

Titolo, Mr Laing or Laine.

Di Federicapaola Capecchi 

L'identità del tennista elegantemente vestito in questa messa in scena è incerta.

Hill e Adamson sono ricordati soprattutto per la sottigliezza e la percettività dei loro ritratti fotografici, ma a volte hanno mostrato una passione per la rappresentazione del movimento. Qui il movimento è facile da rilevare nella sfocatura della racchetta e dell'avambraccio dell'uomo. Lo sguardo intenso del giocatore suggerisce inoltre che una pallina da tennis è appena uscita dalla cornice

.... ma ...

Per i veri tennisti, questa è ovviamente una fotografia in posa e se Hill e Adamson intendevano questa fotografia per dimostrare il rovescio o una rappresentazione tecnica di qualcuno che pratica questo sport, purtroppo il signor Laing / Laine tiene la racchetta capovolta o in modo errato durante la sua preparazione, con polso molle. Non avrebbe mai resistito all'impatto di una palla in arrivo né avrebbe fornito la forza per tenere la racchetta per il tempo necessario per scattare la fotografia! Il signor Laing / Laine sembra più uno schermidore con una parata che un giocatore di tennis.

Secondo il professor Graham Smith, questa fotografia è stata scattata a Edimburgo presso lo studio Hill e Adamson. Notare la luce solare estiva che produce belle ombre forti dell'uomo e della racchetta. Secondo Graham Smith questa stampa è stata ritoccata perché in realtà c'era un treppiede installato dietro il modello che è stato cancellato sulla stampa. C'è un'altra versione che mostra chiaramente il treppiede dietro il modello. La lunga esposizione è il motivo della sfocatura della racchetta ed è possibile che Hill e Adamson abbiano fornito anche un supporto per il polso anche se non è evidente nella foto.

Robert Adamson fotografo stabilitosi ad Edimburgo nel marzo 1843. Suo fratello, John, che è stato coinvolto nei primi esperimenti con la fotografia a St Andrews, gli ha insegnato il processo di calotipia. Poco dopo aver aperto il suo studio a Calton Hill, Robert ha incontrato il pittore David Octavius Hill. Hanno lavorato insieme per alcune settimane agli studi per un grande dipinto della Free Church of Scotland prima di entrare in partnership per esplorare le possibilità della fotografia.

Pittore e litografo di formazione, David Octavius Hill è ricordato soprattutto per la bellezza dei calotipi che lui e Robert Adamson hanno prodotto insieme. Hill era un uomo socievole e di buon cuore che ha fatto molto per sostenere le arti in Scozia e tra il 1830 e il 1836 è stato il segretario non retribuito della neonata Accademia reale scozzese. Dopo la morte di Adamson, il tentativo di Hill di avviare una nuova collaborazione con il fotografo Alexander MacGlashan intorno al 1860 fallì. Hill è ancora oggi venerato come uno dei primi nel settore che ha trasformato la fotografia in una forma d'arte.

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